Il sistema immunitario è la prima linea di difesa del corpo, un meccanismo complesso che monitora costantemente ogni segnale per proteggere l’organismo. Siamo ormai dentro una nuova fase in cui la scienza ha iniziato a sfruttarne con precisione i meccanismi più nascosti, dando impulso a cure sempre più mirate. Accanto ai metodi tradizionali, la medicina del futuro si basa su farmaci innovativi come gli anticorpi monoclonali, capaci di supportare le cellule immunitarie nell’affrontare virus, batteri e persino cellule tumorali. Eppure, nonostante le nuove risorse, restano fondamentali le strategie preventive: correggere l’alimentazione e monitorare con esami di routine il funzionamento del sistema rimangono strumenti insostituibili per contenere le infiammazioni, un dettaglio che molti sottovalutano.
Il sistema immunitario non si limita a riconoscere e neutralizzare agenti esterni: è un equilibrio sottile, che può spingersi oltre e causare una risposta eccessiva. Nel caso delle allergie, ad esempio, si attiva contro elementi innocui; in altre situazioni, si rivolta contro i tessuti stessi del corpo, come accade nelle malattie autoimmuni. Questa complessità rende chiaro il motivo per cui mantenere uno stato di equilibrio è essenziale per evitare malattie croniche e non solo. Per questo motivo, conoscere a fondo il sistema immunitario e imparare a modulare la sua attività rappresentano obiettivi cruciali, come dimostrato dalle recenti celebrazioni intorno alla Giornata mondiale dell’Immunologia.
Il sistema immunitario sotto pressione costante
Il sistema immunitario è sotto pressione da diversi anni, di fronte a cambiamenti ambientali rapidi e profondi. Il mondo in cui viviamo oggi è molto diverso rispetto a quello per cui il nostro organismo si è evoluto nel corso di millenni. Un chiaro esempio è l’allungamento della stagione dei pollini dovuto al cambiamento climatico: un fenomeno che in molti notano soprattutto nei centri urbani, dove allergie e ipersensibilità risultano in aumento. Si aggiungono poi milioni di sostanze chimiche di nuova sintesi, entrate nell’ambiente e nei nostri corpi negli ultimi decenni, aumentando le cause di infiammazione e stress per il sistema immunitario.

Un aspetto decisivo che spesso sfugge a chi vive in città è il ruolo dell’intestino, detto il “secondo cervello” per la sua capacità di modulare le risposte immunitarie. La sua funzione di barriera va preservata con una dieta che limiti zuccheri raffinati, cibi ultraprocessati e proteine animali provenienti da allevamenti intensivi, spesso carichi di residui di antibiotici. Mantenere integra anche la barriera cutanea è altrettanto importante: evitare detergenti aggressivi e idratare la pelle contribuisce a non esporla a irritazioni che possono attivare risposte immunitarie anomale.
Monitorare lo stato del sistema immunitario con semplici esami del sangue permette di evidenziare anomalie nel numero o nella funzione di alcune cellule immunitarie, aiutando a prevenire infezioni o complicazioni. Questo controllo diventa fondamentale per intervenire precocemente, soprattutto quando si manifestano malattie con componenti infiammatorie croniche, spesso sottovalutate in partenza.
Come la ricerca sta cambiando il modo di curare
Negli ultimi anni la ricerca ha rivelato che molte malattie condividono una base immunitaria comune. Dalle patologie autoimmuni, come la sclerosi multipla e le dermatiti, a problemi respiratori come l’asma, l’infiammazione è un filo rosso che collega diverse condizioni. Questa scoperta sta portando a una rivoluzione nelle terapie, dove un singolo farmaco può agire su più malattie con modalità innovative.
Ad esempio, gli anticorpi monoclonali vengono progettati come veri “cecchini” biologici, capaci di colpire in modo preciso un singolo bersaglio molecolare, riducendo gli effetti collaterali rispetto ai farmaci tradizionali. Farmaci già approvati per alcune patologie sono stati adattati per altre con meccanismi simili, aumentando così le possibilità di cura e riducendo i tempi di attesa per i pazienti.
Un caso significativo è il dupilumab, che originariamente era riservato a dermatite atopica e rinosinusite, ma negli ultimi anni è diventato uno strumento chiave anche nella lotta contro la broncopneumopatia cronica ostruttiva, poiché in molti casi questa malattia ha alla base la stessa infiammazione di tipo 2. Il segreto di questa efficacia sta nella capacità di individuare i marcatori immunitari specifici, che indicano quale tipo di infiammazione è attiva e quindi permettono di personalizzare il trattamento.
Uno sviluppo recente apre poi nuove prospettive anche per la prevenzione: gli anticorpi monoclonali utilizzati come vaccini, come nella campagna di immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale nei neonati, rappresentano un passo avanti importante nella protezione dei più fragili. Questo tipo di anticorpo blocca una proteina sulla superficie virale, impedendo al virus di entrare nelle cellule e dare infezione. Iniettati in modo mirato, offrono protezione per mesi, andando a colmare un vuoto nelle vaccinazioni tradizionali.
Senza dimenticare che nuovi farmaci monoclonali come il teplizumab sono capaci di modulare la risposta immunitaria in chi è a rischio di diabete di tipo 1, ritardandone così la comparsa. È un segnale chiaro di come la comprensione dei meccanismi immunitari stia imponendo un cambio di paradigma nella medicina contemporanea, aprendo la strada a terapie più precise ed efficaci, che agiscono non solo sui sintomi ma sulle cause profonde.
